Andrò a vederlo!
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domenica 3 giugno 2012
Video del Momento - 456
Andrò a vederlo!
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teatro,
video del momento
giovedì 7 aprile 2011
mercoledì 2 marzo 2011
venerdì 25 febbraio 2011
25-02-2011
Palestra
Tutti gli esercizi, tutte le serie senza mollare il colpo, senza fiatone, senza pause. Aggiungendo qua e là qualche pedalata o sollevata in più.
Ho addirittura fatto un macchina nuova.
E ho domato il Butterfly Reverse!!!
Perfino il braccio sinistro non ha dato problemi.
Domani me vado a compra' la bici va... è ora ormai.
La prossima volta mi porto i buoni per bere gratis, così se ripeto la performance di oggi (ne dubito, oggi ero particolarmente in forma) me prendo pure una birra al bancone.
CERTO! Una birra, la mia è una palestra seria mica cazzi!
La cosa interessante è la condizione mentale. Secondo me arriverà il giorno in cui riuscirò a capire se farò bene o male gli esercizi basandomi sui pensieri che ho.
Come dice Dario: come dicevano i Romani: Mens Sana in Corpore Sano.
E forse anche il contrario.
Sono riuscito ad ottimizzare il mio cervello. Concentrato sulla respirazione durante gli esercizi, e spietato nel considerare la giornata in ufficio, i problemi a lavoro in casa, i piatti, le lavatrici ecc. durante le pause.
Poi biciclettata... sommo relax. Afterhours.
Teatro
Questa volta si è trattato di Romeo e Giulietta di Shakespeare, nella sala grande dello stesso teatro, quello annesso all'Opera (moderna) di Frankfurt.
Mi sono proprio tolto uno sfizio, ogni volta che dalla fermata del 13 guardavo dentro le vetrate del teatro, vedevo nuvole, persone, allestimenti, tutta roba che bramavo di vedere da dentro.
E alla fine l'ho fatto! E mi sono anche concesso il lusso di guardare la fermata del 12 dall'alto della mia nuova posizione, tra le nuvole dell'anticamera del teatro.
Posto in fondo alla sala, ultima fila. Il che mi ha proprio impedito di guardare da vicino gli attori, e di ammirarne le performance.
Inoltre sembrava essere la serata scolaresche e quindi c'erano studentelli che se la ridevano per ogni cosa ma non li condanno, al liceo ero più o meno così. Cellulare a parte. Quelli che condanno invece sono gli adulti che non sono capaci di spegnere il cellulare... sembrava di essere a Fiano.
Quello che ho potuto davvero ammirare sono state le scenografie.
Quanto di più vicino a Escher io abbia mai visto a teatro.
All'inizio c'era solo un parete di assi di legno, con due porte, utilizzate magistralmente come uno spazio infinito e gli attori che si entravano ed uscivano da una e dall'altra davano davvero l'impressione che stessero correndo attraverso una serie di camere differenti.
Ma questo è un classico quasi scontato. Dopo la festa, un iroso Tybalt ha abbattuto questa parete, semplicemente spingendola e facendola precipitare a terra... rivelando dietro tutta una serie di pareti simili disposte però secondo geometri impossibili, oblique, verticali, orizzontali.
Lo stesso motivo insomma che fungeva di volta in volta da balcone, piazza, spiaggia (ok non era una spiaggia ma poteva benissimo esserlo, specie agli occhi di non capisce quel che dicono), cielo... veramente geniale.
Ovviamente anche le porte erano disposte allo stesso modo... ed erano tutte vere... cioè veri ingressi per la scena e gli attori apparivano praticamente da dovunque: destra,, sinistra, sopra, sotto, avanti e dietro.
Poi il clamoroso colpo di genio che mi ha fatto spalancare gli occhi come un bambino.
Le luci si ababssano e sulle pareti iniziano gradualemente ad apparire dei disegni... ah! la luminescenza!
Si formano costellazioni, simboli arcani, disegni che non c'entrano niente, il tutto però che suggerisce l'idea di serata romantica.
Complimenti dunque a Volker Thiele per il palco, peccato non aver potuto trovare una foto del palco.
Come accennato, gli attori apparivano un po' dappertutto, anche dagli ingressi del pubblico, e recitavano dai lati della platea. Anche qui, nulla di nuovo. Anzi forse si, una controindicazione.
Attenzione registi: una volta che avrete abituato il pubblico a prestare attenzione agli ingressi laterali, dovete essere anche in grado di accettare che un bambino, rientrando dal gabinetto, rubi tutta l'attenzione del vostro pubblico proprio durante una scena madre...
Ma per fortuna, i bambini non sono gli unici ad andate in bagno. Durante lo spettacolo, senza che me lo aspettassi, mi sono passati dvanti due satelliti di una rotondità perfetta ed elegante.
Nella semioscurità in cui giace il pubblico in una sala di teatro sono riuscito ad apprezzarne la curvatura proprio come si fa con la luna crescente in una notte più o meno nuvolosa.
E la cosa bella è che sapevo che sarebe dovuta ripassare :)
Per il resto, la dicitura "English Subtitle" nella locandina, è stato solo uno specchietto per allodole. C'erano dei sottotitoli, ma non coprivano tutto lo spettacolo (erano pure proiettati male) e si limitavano al testo originale di Shakespeare, nei momenti più salienti.
La rappresentazione non era quella classica, all'inizio i bravi guidati d Mercuzio citano Bon Jovi e la festa dei Capuleti è una festa discotecara borghese che neanche un bunga bunga...
Queste cose non mi sono piaciute molto e nemmeno i combattimenti...
Ma ripeto, solo per la scenografia (e i satelliti) ne è valsa la pena.
Tutti gli esercizi, tutte le serie senza mollare il colpo, senza fiatone, senza pause. Aggiungendo qua e là qualche pedalata o sollevata in più.
Ho addirittura fatto un macchina nuova.
E ho domato il Butterfly Reverse!!!
Perfino il braccio sinistro non ha dato problemi.
Domani me vado a compra' la bici va... è ora ormai.
La prossima volta mi porto i buoni per bere gratis, così se ripeto la performance di oggi (ne dubito, oggi ero particolarmente in forma) me prendo pure una birra al bancone.
CERTO! Una birra, la mia è una palestra seria mica cazzi!
La cosa interessante è la condizione mentale. Secondo me arriverà il giorno in cui riuscirò a capire se farò bene o male gli esercizi basandomi sui pensieri che ho.
Come dice Dario: come dicevano i Romani: Mens Sana in Corpore Sano.
E forse anche il contrario.
Sono riuscito ad ottimizzare il mio cervello. Concentrato sulla respirazione durante gli esercizi, e spietato nel considerare la giornata in ufficio, i problemi a lavoro in casa, i piatti, le lavatrici ecc. durante le pause.
Poi biciclettata... sommo relax. Afterhours.
Teatro
Questa volta si è trattato di Romeo e Giulietta di Shakespeare, nella sala grande dello stesso teatro, quello annesso all'Opera (moderna) di Frankfurt.
Mi sono proprio tolto uno sfizio, ogni volta che dalla fermata del 13 guardavo dentro le vetrate del teatro, vedevo nuvole, persone, allestimenti, tutta roba che bramavo di vedere da dentro.
E alla fine l'ho fatto! E mi sono anche concesso il lusso di guardare la fermata del 12 dall'alto della mia nuova posizione, tra le nuvole dell'anticamera del teatro.
Posto in fondo alla sala, ultima fila. Il che mi ha proprio impedito di guardare da vicino gli attori, e di ammirarne le performance.
Inoltre sembrava essere la serata scolaresche e quindi c'erano studentelli che se la ridevano per ogni cosa ma non li condanno, al liceo ero più o meno così. Cellulare a parte. Quelli che condanno invece sono gli adulti che non sono capaci di spegnere il cellulare... sembrava di essere a Fiano.
Quello che ho potuto davvero ammirare sono state le scenografie.
Quanto di più vicino a Escher io abbia mai visto a teatro.
All'inizio c'era solo un parete di assi di legno, con due porte, utilizzate magistralmente come uno spazio infinito e gli attori che si entravano ed uscivano da una e dall'altra davano davvero l'impressione che stessero correndo attraverso una serie di camere differenti.
Ma questo è un classico quasi scontato. Dopo la festa, un iroso Tybalt ha abbattuto questa parete, semplicemente spingendola e facendola precipitare a terra... rivelando dietro tutta una serie di pareti simili disposte però secondo geometri impossibili, oblique, verticali, orizzontali.
Lo stesso motivo insomma che fungeva di volta in volta da balcone, piazza, spiaggia (ok non era una spiaggia ma poteva benissimo esserlo, specie agli occhi di non capisce quel che dicono), cielo... veramente geniale.
Ovviamente anche le porte erano disposte allo stesso modo... ed erano tutte vere... cioè veri ingressi per la scena e gli attori apparivano praticamente da dovunque: destra,, sinistra, sopra, sotto, avanti e dietro.
Poi il clamoroso colpo di genio che mi ha fatto spalancare gli occhi come un bambino.
Le luci si ababssano e sulle pareti iniziano gradualemente ad apparire dei disegni... ah! la luminescenza!
Si formano costellazioni, simboli arcani, disegni che non c'entrano niente, il tutto però che suggerisce l'idea di serata romantica.
Complimenti dunque a Volker Thiele per il palco, peccato non aver potuto trovare una foto del palco.
Come accennato, gli attori apparivano un po' dappertutto, anche dagli ingressi del pubblico, e recitavano dai lati della platea. Anche qui, nulla di nuovo. Anzi forse si, una controindicazione.
Attenzione registi: una volta che avrete abituato il pubblico a prestare attenzione agli ingressi laterali, dovete essere anche in grado di accettare che un bambino, rientrando dal gabinetto, rubi tutta l'attenzione del vostro pubblico proprio durante una scena madre...
Ma per fortuna, i bambini non sono gli unici ad andate in bagno. Durante lo spettacolo, senza che me lo aspettassi, mi sono passati dvanti due satelliti di una rotondità perfetta ed elegante.
Nella semioscurità in cui giace il pubblico in una sala di teatro sono riuscito ad apprezzarne la curvatura proprio come si fa con la luna crescente in una notte più o meno nuvolosa.
E la cosa bella è che sapevo che sarebe dovuta ripassare :)
Per il resto, la dicitura "English Subtitle" nella locandina, è stato solo uno specchietto per allodole. C'erano dei sottotitoli, ma non coprivano tutto lo spettacolo (erano pure proiettati male) e si limitavano al testo originale di Shakespeare, nei momenti più salienti.
La rappresentazione non era quella classica, all'inizio i bravi guidati d Mercuzio citano Bon Jovi e la festa dei Capuleti è una festa discotecara borghese che neanche un bunga bunga...
Queste cose non mi sono piaciute molto e nemmeno i combattimenti...
Ma ripeto, solo per la scenografia (e i satelliti) ne è valsa la pena.
domenica 13 febbraio 2011
Teatro e matrioske
Alla fine ci sono andato.
A vedermi un spettacolo di teatro in tedesco.
Ammetto di dover ringraziare una certa Margherita, altrimenti la mia innata pigrizia e senso del disagio mi avrebbero lasciato in casa a dire: "prima o poi ci vado".
Di che si trattava?
Uno spettacolo ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie. In scena c'era solo un'attrice, il tecnico del suono... ad un certo punto è entrato in scena un neroconiglio muto.
Insomma non era proprio un monologo, ma sicuramente era uno spettacolo basato su una sola persona.
La storia di Alice gettava le basi ma il vero argomento della rappresentazione era la ricerca dell'Io, dell'Identità... un tema piuttosto ridondante a teatro.
D'altra parte, se non sono i teatranti i massimi esperti (sani) di identità ruoli e interpretazioni allora non so chi...
Allora descriviamolo. Ci provo, ma prendete quello che scrivo col beneficio del dubbio: non è che sia riuscito a capire cosa diceva l'Alice tedesca... il tedesco è troppo innaturale per me. Ho saputo riconoscere i vari personaggi, stregatto, cappellaio... e le scene classiche del romanzo ("Essen mir!")
Scenografie essenziali, che è come dire (almeno nella mia esperienza) che il budget non permetteva di investirci troppo. Ma quando hai un telo su cui proiettare, un proiettore e un tecnico video che ti passa pure i biglietti per andare a teatro... HAI TUTTO!
Oltretutto le proiezioni si prestano bene a rappresentare l'onirico Paese delle Meraviglie e devo dire che i due tecnici (audio e video) han fatto gran parte dello spettacolo. Irrealizzabile senza di loro e la loro tecnologia, non me ne vogliano i puristi (Leonardo da Vinci se avesse avuto un PC col cavolo che faceva il pittore...).
Quindi ecco apparire la bocca di Alice sullo sfondo, e diventare una porta, o un insetto fastidioso a seconda dei casi. Eccola spostarsi dallo sfondo sul corpo dell'Alice reale che cerca di scrollarsela via finchè non le si "posa" sulla bocca vera e la sovrapposizione ricostruisce un altro pezzetto di Alice. Vai a capire tu se è stata una riconciliazione o un imporsi di una proiezione esterna all'Io di Alice sulla stessa...
Il primo ad entrare sul palco è il tecnico del suono... vestito da Alice, che richiama un po' l'attenzione del pubblico semplicemente entrando e restando un po' fermo prima di mettersi a lato del palco, dove una console, un mac, un microfono e un numero indefinito di cavi lo attendono.
Non fa assolutamente niente, ma è maldestro nel farlo, insomma quando si mette alla console è un sollievo sapere che non è uno degli attori.
Un mossa ben congegnata comunque. Col suo entrare in scena ha reso il pubblico recettivo e curioso, col suo non far niente lo ha lasciato in bilico tra il disappunto e l'attesa. Quando la "mente" del pubblico (lenta per antonomasia) ancora non ha deciso se lamentarsi per la mancanza di azione dopo l'attesa iniziale, o se sta ancora attendendo; un po' come gli innamorati all'inizio di una relazione che aspettano una reazione del partner...
Un momento minuscolo che richiede un gran tempismo per essere colto e a questo punto... entra lei: Valery Tscheplanowa, anche lei vestita da Alice, come il fonico ma al contrario del fonico il suo semplice entrare in scena è già azione teatrale. Tutto di lei strilla che è un attrice, che quello è il suo palco e che noi, suo pubblico, questa sera saremo suoi ospiti.
Entra ci guarda e in un sorriso si presenta e ci da il benvenuto nel suo regno... una classe accentuata ancora di più dal contrasto con il goffo ingresso del fonico pochi secondi prima.
Non capendo una ceppa di quello che dice inizio a farle le lastre.
Fisico esile, ma non gracile, una muscolatura fatta di fasci di nervi più che di muscoli. La chiamo la muscolatura segreta degli attori, invisibile ma con la quale riescono a far tutto, spesso senza bisogno di sforzarsi, come dimostra lei stessa più avanti, quando tiene in braccio il fonico (certo ha un po' di forza nelle braccia ma la vera abilità è stata nell'assumere e mantenere con naturalezza una postura adatta, ben piantata sulle gambe, nel momento in cui il fonico-alter ego le saltava in braccio). E mentre lo tiene in braccio recita "con lui" un'intera discussione (Alice Vs sè stessa)...
Ero poi abbastanza vicino da vederle il volto, la sua faccia si trasformava in continuazione nell'interpretare i vari personaggi che Alice incontra, un angolo della bocca rialzato, un occhio socchiuso, ed ecco lo stregatto o il brucaliffo.
E il viso era niente... la voce! Ho avuto l'impressione che passasse attraverso tutto lo spettro udibile umano. Ti cambiava impostazione e tonalità con un attimo e anche dopo quegli acuti che solo una donna può lanciare era poi in grado di parlare normalmente senza accusare minimamente il cambio. Non è una cosa insolita per un'attrice, lo dico solo per sottolineare che lei è proprio un'attrice!
Che altro? Ha saputo crescere e salutarsi i piedi da altezze infinite, poi rimpicciolirsi (il tutto sempre sconvolgendo il corpo in spasmi alla Regan MacNeil, ma anche questo, credo, si impari presto nella gavetta di un attore.
Ha saputo improvvisare, proseguire imperterrita di fronte al malfunzionamento di un oggetto di scena e riattivarlo alla prima occasione, con noncuranza.
Ha saputo anche trasformarsi in una burattina, mossa dal fonico nella finzione scenica, completamente padrona dei suoi movimenti altrui nella realtà tecnica della scena.
Ogni volta che recitava in coppia con il fonico poi (che come avrete capito oltre a fare il fonico ogni tanto interveniva in qualità di doppio di Alice) diventava evidente che lui poverino non riusciva a starle appresso, lei parlava per due, spesso il fonico muoveva solo la bocca. Lei cavalcava la scena lui arrancava.
Ma attenzione! Non voglio denigrare Kornelius Heidebrecht. Semplicemente, ripeto, non è un attore. Ma il suono... quello lo sapeva creare. Tutto era in diretta, nulla era registrato e se pure lo fosse stato... era stato registrato in diretta. Alice è stata registrata in scena e più avanti le sue stesse frasi sono state usate per creare dei dialoghi con l'Alice presente e quella delle registrazioni.
Volevate cercare l'Identità con tutte le sue contraddizioni? Eccovi accontentati, litigateci un po' voi con le cose che avete detto 10 minuti fa e restate coerenti.
Ma qui già parliamo dei meriti della Regia, aspettate che prima finisco con il Kornelius.
Era tanto fuori posto e dipendente da Alice quando recitava quanto Valery era poi dipendente da lui durante lo spettacolo.
Lui le metteva le canzoni, lui le passava le sue stesse battute, lui faceva in modo che le sue parole finissero esattamente quando la musica iniziasse e sempre lui dava vita all'invisibile mondo delle meraviglie che la circondava.
Impossibile dire chi si preoccupasse di seguire il tempo dell'altro durante le interazioni suono-voce (ottimi mistificatori) ma ho avuto l'impressione che fosse lui a sbattersi di più per permettere a lei di gestirsi i tempi di scena come meglio credeva. Lei era la regina del palco, lei percepiva l'umore e l'attenzione del pubblico e a lei toccava incantarlo e sostenerne lo sguardo e le aspettative, quindi secondo me era lei il metronomo (impazzito) dello spettacolo, e complimentoni a lui e alla sua capacità di essersi fatto trovare sempre pronto, alla sua capacità di anticipare i bisogni di lei e risolverglieli.
Insomma, lei doveva capire il pubblico e la scena e agire di conseguenza, ma lui doveva capire lei. Tanto di cappello.
Ora, le idee. Difficile dire da dove provenissero, ma mi piace attribuirle alla regia di Philipp Preuss.
In scena sono state usate delle trovate mooolto azzeccate. Magari non originali ma perfettamente funzionanti e aderenti allo spettacolo.
Le varie Alici che scappavano fuori un po' dappertutto, lei che parla con sè stessa senza mai capire chi è se stessa, è come se dentro ogni Alice ve ne sia un'altra, non sempre d'accordo con quella di fuori.
Ad un certo punto ha preso una scatola nera... e si è seduta (e qui potrei mettermi a parlare di come si è seduta, del perchè quello scatolone rettangolare non le sarebbe mai caduto e perchè lei non sarebbe mai caduta dalla sedia e di come oltre che funzionale la sua posa era pure elegante...). Ad un tratto ha fatto cadere dei brillantini sulla scatola e contemopraneamente dei brillantini (credo fossero dei tagli di carta argentata) hanno iniziato a cadere su di lei riflettendo un po' ovunque la luce dei riflettori.
Poi ha girato fronte-retro la scatola e se l'è messa in testa. Su quello che era il retro, e ora era il fronte, c'era un sipario e la scatola stessa era una riproduzione abbastanza fedele del palco.
Credo sia stata la prima volta in cui ho visto recitare contemporaneamente su due palchi.
Uno in cui c'era solo il faccione gigante di Alice e l'altro in cui c'erano le sue mani, il fonico e tutto il resto...
Ho scritto abbastanza? Credo di si e temo di aver anche esagerato sull'onda dell'entusiasmo.
Vabbene, chiudo con il finale.
Forse un po' esagerato, io sul finale sono abituato ai saluti in tre tempi, qui invece sono entrati e usciti 7 o 8 volte... è stata un po' avida di applausi (era sempre lei a prender per mano il collega e a trascinarlo dentro e fuori dal palco... lo dicevo che era lei il boss no?)... ma in finale se li è meritati.
PS: Dimenticavo! La foto qui sopra, voi vedete lei che si ripara dalla pioggia con un ombrello. Non avete visto lei che capovolge una bottiglia (agilmente fornitagli dal suo cavaliere-fonico) d'acqua sulla punta dell'ombrello e si siede con la sua pioggia personale al centro del palco. Un trucco che mi è piaciuto un gran tanto.
Ho pensato a iSamus quando lei, alla fine della scena, ha poi gettato via la bottiglietta ancora semipiena che è volata via sprizzando acqua in tutte le direzioni, per posarsi a meno di un metro dal Mac del fonico...
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martedì 11 gennaio 2011
Il Buffone
Con questo inauguro la serie dei post perduti ovvero tutti quei post che avrei già dovuto scrivere, che avrei voluto scrivere ma che non ho scritto per chissà quale motivo.
Iniziamo con un elogio alla pazzia...
È un pensiero che ho partorito mesi or sono e sicuramente qualcun'altro lo avrà già pensato ed elaborato ma, siccome è venuto anche a me, ve lo ripropongo, con buona pace dei vari Erasmi miei predecessori.
Ero andato ad accompagnare due amici colleghi ad imbucare la loro lettera di licenziamento, in modo che potessero continuare a lavorare. No, non si tratta di una di quelle grigie vicende italiane in cui si firma la lettera di dimissioni il giorno dell'assunzione, è una di quelle grige vicende tedesche in cui vieni palleggiato... insomma eravamo andati ad imbucare queste lettere ma siccome io non dovevo imbucarla e non mi andava di fare la fila, ho atteso fuori dalla posta, su uno stretto marciapiede a guardare le macchine passare.
Durante il non breve tempo di attesa (le lettere andavano affrancate e consegnate allo sportello) accadderò due cose importanti:
Ci sono pure delle scorciatoie più o meno truffaldine, che se non del tutto valide sono quanto meno funzionali.
Facciamo un esempio pratico, la Conoscenza è come un fumetto a episodi, di stampo bonelliano per intenderci, ogni numero aggiunge qualcosa ma non conclude mai la serie.
La Fede è come il numero 100 di Dylan Dog, sta alla fine ma non conclude lo stesso la serie.
Ad ogni modo la Conoscenza cresce a dismisura finchè la si coltiva. Il punto è che prima o poi sta Conoscenza andrà pure usata e l'esercizio della Conoscenza conduce al Potere.
E il Potere corrompe l'anima.
Un'anima corrotta è un'anima sofferente.
Insomma: beata ignoranza.
Ne avrei anche un altro di esempio sul fatto che è meglio essere stupidi se si vuole essere felici ma me lo tengo per un altro momento.
Ma la Conoscenza deve per forza portare male?
Eccheccazzo, l'amore per le arti e le scienze... ci deve essere un porto sicuro...
Ed eccoci qua al Buffone.
L'unico personaggio che storicamente sia mai riuscito ad accumulare abbastanza Conoscenza da incontrare la Verità, questo perchè la sua conoscenza non veniva esercitata in Potere. Nessuno gli ha mai dato retta. E lui stesso si fa beffe della Verità, unica strategia per poter sostenerne il peso è NON prenderla sul serio.
E avere un anima intonsa.
Che questo sia giusto o meno lascio ad altri giudicarlo.
Ricordo che all'epoca avevo elaborato tutto in maniera più figa.
Scrivere sto post dopo tutto 'sto tempo ha indebolito la verve e ora non mi sembra più la grande (ri-)scoperta del secolo, ma un... non so cosa... però mi sembra spoglio, quasi frivolo.
E però l'ho scritto uguale.
Perchè qualcuno me lo ha ricordato (bella Swipe) e perchè mi sono imbattuto in un filmato...
Ma prima di arrivare a questo filmato "scatenante" vorrei aggiungere qualche esempio, per compensare il calo di pressione fisiologico del post.
Sabina Guzzanti: "Io sono un buffone, ho fatto bene il mio lavoro e per questo ho visto il popolo."
Il Matto della Trilogia dei Lungavista, lampante esempio di Verità custodita, derisa e suggerita (nel deriderla). Ma per quanto sia affezionato al Matto, non posso non notare che il personaggio del Matto è costruito su una Maschera, passatemi il termine, già ben collaudata: quella dei Matti, appunto, per eccellenza.
Ed eccoci qui. Al filmato in cui mi sono imbattuto e a come ci sono arrivato.
Questo Natale non ho avuto la mia dose di teatro, di solito ho qualcuno che mi ci porta e mi appaga, ma quest'anno qualcuno è rimasto in Francia (saluti alla Regia), quindi ho deciso che andrò a teatro "in tedesco" e in preparazione di ciò ho iniziato a spizzarmi l'Interwebs e alla fine ho trovato questo.
Uno dei matti originali interpretati da quella che credo essere la mia attrice preferita nel lontano '72, nel teatro omonimo. Non l'ho riconosciuta subito ma l'ho subito adorata, in effetti l'ho vista stranamente poco per essere la mia preferita. Che volete, ho capito da poco che è la mia preferita sebbene in realtà lo sia sempre stata. Solo non ne ero consapevole.
Ho infatti da poco scoperto che è sempre stata al mio fianco: fin da quando mi leggeva le favole di Gobbolino in età prescolare (e fateci caso era in buona compagnia!) e passando poi per quei miti infantili-adolescenziali che ci porteremo appresso fino alla tomba, tipo Guerre Stellari.
E questa è stata una delle sue prime interpretazioni, ed è anche uno dei Buffoni originali, nel senso originale del termine :p cioè uno di quelli cui si sono ispirati tutti gli altri, che ha posto un punto di riferimento letterario, inciso un icona ecc... ecc...
Il video dovrebbe partire da una delle scene del Matto, altrimenti andate manualmente a 36:40. Ma vi consiglio di vederlo tutto perchè... è bello!
E chissà se l'omonima della sorella più grande non vorrà esplicitare tutti i riferimenti anonimi del post.
Dulcis in fundo: la mia prima parte è stata proprio un buffone: Beccotorto in Nuvola d'Oro... Che sulla rete... NON ESISTE?!
APPELLO DISPERATO A CHI TROVI MAI QUESTO TESTO, VI PREGO LINKATEMELO!
@Liubang, il manicomio di Bedlam veniva già citato da Shakespeare, curioso no?
Iniziamo con un elogio alla pazzia...
È un pensiero che ho partorito mesi or sono e sicuramente qualcun'altro lo avrà già pensato ed elaborato ma, siccome è venuto anche a me, ve lo ripropongo, con buona pace dei vari Erasmi miei predecessori.
Ero andato ad accompagnare due amici colleghi ad imbucare la loro lettera di licenziamento, in modo che potessero continuare a lavorare. No, non si tratta di una di quelle grigie vicende italiane in cui si firma la lettera di dimissioni il giorno dell'assunzione, è una di quelle grige vicende tedesche in cui vieni palleggiato... insomma eravamo andati ad imbucare queste lettere ma siccome io non dovevo imbucarla e non mi andava di fare la fila, ho atteso fuori dalla posta, su uno stretto marciapiede a guardare le macchine passare.
Durante il non breve tempo di attesa (le lettere andavano affrancate e consegnate allo sportello) accadderò due cose importanti:
- È passata una ragazza bellissima per la quale mi sarei buttato a correre in mezzo al traffico, avrei eretto torri, sradicato montagne conquistato regni e affondato intere flotte. Ma non mi ha chiesto nulla di tutto ciò e allora l'ho lasciata andare.
- Ho cogitato quanto segue:
Ci sono pure delle scorciatoie più o meno truffaldine, che se non del tutto valide sono quanto meno funzionali.
Facciamo un esempio pratico, la Conoscenza è come un fumetto a episodi, di stampo bonelliano per intenderci, ogni numero aggiunge qualcosa ma non conclude mai la serie.
La Fede è come il numero 100 di Dylan Dog, sta alla fine ma non conclude lo stesso la serie.
Ad ogni modo la Conoscenza cresce a dismisura finchè la si coltiva. Il punto è che prima o poi sta Conoscenza andrà pure usata e l'esercizio della Conoscenza conduce al Potere.
E il Potere corrompe l'anima.
Un'anima corrotta è un'anima sofferente.
Insomma: beata ignoranza.
Ne avrei anche un altro di esempio sul fatto che è meglio essere stupidi se si vuole essere felici ma me lo tengo per un altro momento.
Ma la Conoscenza deve per forza portare male?
Eccheccazzo, l'amore per le arti e le scienze... ci deve essere un porto sicuro...
Ed eccoci qua al Buffone.
L'unico personaggio che storicamente sia mai riuscito ad accumulare abbastanza Conoscenza da incontrare la Verità, questo perchè la sua conoscenza non veniva esercitata in Potere. Nessuno gli ha mai dato retta. E lui stesso si fa beffe della Verità, unica strategia per poter sostenerne il peso è NON prenderla sul serio.
E avere un anima intonsa.
Che questo sia giusto o meno lascio ad altri giudicarlo.
Ricordo che all'epoca avevo elaborato tutto in maniera più figa.
Scrivere sto post dopo tutto 'sto tempo ha indebolito la verve e ora non mi sembra più la grande (ri-)scoperta del secolo, ma un... non so cosa... però mi sembra spoglio, quasi frivolo.
E però l'ho scritto uguale.
Perchè qualcuno me lo ha ricordato (bella Swipe) e perchè mi sono imbattuto in un filmato...
Ma prima di arrivare a questo filmato "scatenante" vorrei aggiungere qualche esempio, per compensare il calo di pressione fisiologico del post.
Sabina Guzzanti: "Io sono un buffone, ho fatto bene il mio lavoro e per questo ho visto il popolo."
Il Matto della Trilogia dei Lungavista, lampante esempio di Verità custodita, derisa e suggerita (nel deriderla). Ma per quanto sia affezionato al Matto, non posso non notare che il personaggio del Matto è costruito su una Maschera, passatemi il termine, già ben collaudata: quella dei Matti, appunto, per eccellenza.
Ed eccoci qui. Al filmato in cui mi sono imbattuto e a come ci sono arrivato.
Questo Natale non ho avuto la mia dose di teatro, di solito ho qualcuno che mi ci porta e mi appaga, ma quest'anno qualcuno è rimasto in Francia (saluti alla Regia), quindi ho deciso che andrò a teatro "in tedesco" e in preparazione di ciò ho iniziato a spizzarmi l'Interwebs e alla fine ho trovato questo.
Uno dei matti originali interpretati da quella che credo essere la mia attrice preferita nel lontano '72, nel teatro omonimo. Non l'ho riconosciuta subito ma l'ho subito adorata, in effetti l'ho vista stranamente poco per essere la mia preferita. Che volete, ho capito da poco che è la mia preferita sebbene in realtà lo sia sempre stata. Solo non ne ero consapevole.
Ho infatti da poco scoperto che è sempre stata al mio fianco: fin da quando mi leggeva le favole di Gobbolino in età prescolare (e fateci caso era in buona compagnia!) e passando poi per quei miti infantili-adolescenziali che ci porteremo appresso fino alla tomba, tipo Guerre Stellari.
E questa è stata una delle sue prime interpretazioni, ed è anche uno dei Buffoni originali, nel senso originale del termine :p cioè uno di quelli cui si sono ispirati tutti gli altri, che ha posto un punto di riferimento letterario, inciso un icona ecc... ecc...
Il video dovrebbe partire da una delle scene del Matto, altrimenti andate manualmente a 36:40. Ma vi consiglio di vederlo tutto perchè... è bello!
E chissà se l'omonima della sorella più grande non vorrà esplicitare tutti i riferimenti anonimi del post.
Dulcis in fundo: la mia prima parte è stata proprio un buffone: Beccotorto in Nuvola d'Oro... Che sulla rete... NON ESISTE?!
APPELLO DISPERATO A CHI TROVI MAI QUESTO TESTO, VI PREGO LINKATEMELO!
@Liubang, il manicomio di Bedlam veniva già citato da Shakespeare, curioso no?
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lunedì 9 agosto 2010
La retrovia
Qualche giorno fa (rispetto a quando scrivo non a quando pubblico) mi apprestavo a togliere i vestiti dallo stendino e a piegarli per riporli nell'armadio.
Il compito, come la maggior parte delle cose relative al vestiario, mi era e mi è inviso, quindi solitamente cerco di sbrigarmi. Ripongo tutto in fretta e furia e mi dedico a cose molto più divertenti e ludigubriose.
Ma era un giorno speciale.
Avevo appena acquistato Starcraft 2 ed ero di buon umore, inoltre il fatto che il suddetto SC2 richiedesse qualche ora per essere scaricato (grazie iSamus per il tip dell'upload, è passato così tanto tempo dai tempi del 56k che non ci pensavo più!) mi costringeva ad avere tanto tempo libero senza poter usare internet (la banda era ovviamente prioritariamente assegnata al download).
Così per passare il tempo mi sono messo a piegare i vestiti con cura. Ma lo sapete che certe magliette se le pieghi bene sembrano quasi stirate? Mappensate...
Nella certosina opera di piegatura mi sono ritrovato in una dimensione di intimo contatto con le mie magliette che non avevo mai esperito prima, nonostante le indossi tutti i giorni.
Piccola premessa: sebbene non ci abbia mai riflettuto sopra, le magliette sono forse il mio capo d'abbigliamento preferito, ricordo innumerevoli liti con mamma che pretendeva di dover buttare quelle vecchie, scolorite e coi buchi sotto le ascelle ed io che le difendevo a stampella tratta... Purtroppo da quando ho lasciato il nido nessuno è rimasto a difenderle...
...
Dopo aver osservato il minuto di silenzio, posso proseguire.
Tra le varie magliette stranerd inneggianti a Portal o a L4D ce ne era anche una che a guardarla mi sono quasi commosso. A riscoprirla intendo, perchè continuo ad indossarla tutti i giorni...
Parlo della maglietta che ottenni a Cantalupo quando partecipai ad ARTEr.i.e. con il mio "asilo" teatrale. Davano una maglietta a tutti gli artisti che partecipavano, di un colore diverso a seconda dell'arte... in realtà, se non ricordo male, quelle per gli attori erano finite e ce ne dettero di nere che non ricordo a cosa si riferivano... ma andavano bene tanto facevamo i mimi quella sera.
È stata una gran serata, ho guadagnato due o tre pasti (sono tornato a consumare i buoni che ci hanno dato anche la sera dopo), ho preso in giro le vecchiette offrendo loro frutta inesistente, ho trasportato vetri e massi su per le salite di Cantalupo e soprattutto ho passato l'intera nottata a lottare con dei bambini che mi avevano eletto a boss di fine livello della loro estate, e abbiamo lottato tutta la notte. Io ero il triplo di loro ma loro erano 3 volte di più! In più avevo l'handicap di non poter emettere alcun tipo di vocalizzo perchè "i mimi non pallano", ma quante ne sapevano quei mocciosi.
Però mi sono divertito. E non riesco a capacitarmi del fatto che non faccia più queste cose.
E sono convinto che tornerò a farle, non so perchè.
Comunque da quella sera la maglietta venne di fatto arruolata tra le file delle truppe d'assalto, l'elite del plotone di stanza nel mio armadio, con i gradi guadagnati sul campo.
Le ho assegnato un posto vicino alla maglietta-che-non-può-essere-indossata, che sebbene abbia una storia altrettanto affascinante è ancora intonsa, essendo stata indossata una volta sola.
E qui arriviamo alle note dolenti, le condizioni attuali della maglietta.
Inizia a risentire del peso degli anni e dei viaggi. È un po' scolorita, sgualcita, il tessuto è liso, le scritte sono un po' sbiadite.
Ma sempre leggibili: FA DELLA TUA VITA UN'OPERA D'ARTE. Un inno, un motto, un monito, un consiglio, una filosofia... qualcosa che ho indossato fino ad ora, e spero di continuare a portare con me anche dopo il congedo.
Spaventato la controllo con più attenzione. L'anno scorso una flotta di tarme razziatrici ha attaccato il distaccamente dell'armadio-di-legno ferendo alcuni dei miei fanti in malo modo (alcuni hanno addirittura dovuto lasciare il servizio) e solo con l'uso delle armi chimiche siamo riusciti a respingere le incursioni.
Tutto a posto. La mia prediletta era uscita indenne anche da quello scontro.
Rimane il fatto che ormai -sigh- ci siamo. Non credevo che le magliette potessero invecchiare, ma questa lo ha fatto.
Ho dovuto ammettere che arriva il momento in cui alcuni oggetti non possono più continuare ad essere usati. Non perchè io mi sia stancato di loro, ma per rispetto a tutti gli anni di servizio resi. Non meritano di finire distrutti.
Sono come i francobolli. Possono essere collezionati prima che si rovinino ma sempre e solo dopo che hanno compiuto il loro dovere.
E lei il suo dovere lo ha fatto. Dopo lo straordinario esordio mi ha sempre accompagnato: sul primo posto di lavoro, alle cene con gli amici e, passando per la Polonia, fino alla mia ultima fantastica avventura: la campagna di Germania, dalla quale ancora non mi ritiro.
Ma è giusto che qualcuno lasci il fronte.
Ovviamente non sto parlando di buttarla, ma creero una retrovia nel mio armadio, dove terrò le magliette di riserva, che non possono essere buttate, ma nemmeno sprecate nella quotidianità.
Le dispiegherò solo nelle grandi occasioni delle parate o nei casi di estremo bisogno (può sempre capitare di ritrovarsi senza vestiti puliti quando non hai la lavatrice in casa).
Magari dentro l'armadio batterà la stecca alle novelline nerdmagliette, che coi bambini ci combattono solo online.
E non chiamatela vecchia, ma Veterana!!!
RI-POSO
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