giovedì 24 febbraio 2011

domenica 20 febbraio 2011

Mass Effect 2


Ho da poco concluso la mia entusiasmante cavalcata nello spazio infinito a fianco del mio Capitano Shepard e ho sentito il bisogno di condividere un paio di pensieri qui sul blog. Di certo non vorrei fare una classica recensione, un pò perchè ho imparato a ignorare le recensioni nel corso degli anni, un pò perchè a dirla tutta, non si sente proprio la mancanza dell'ennesima review di un gioco così importante e famoso e che per di più è uscito un annetto fa.

Ciò che vorrei semplicemente fare è invece condividere con voi alcune mie impressioni sul perchè Mass Effect 2 mi ha così tanto entusiasmato aggiudicandosi di diritto il prestigiosissimo premio come mio miglior gioco del 2010.

La Storia
Parlando della trama di Mass Effect come un punto di forza del gioco, si parla dell'ovvio. Eppure vale la pena proprio rimarcare come i ragazzi di Bioware hanno trasformato l'ennesima storia fantascientifica in qualcosa di epico. Creare una storia per un videogioco non è mai stato qualcosa di difficile: creare un universo coerente, affascinante e vasto invece è qualcosa che in pochi hanno saputo fare. Mass Effect (sin dall'inizio di questo mini paragrafo parlo di Mass Effect nel suo insieme, senza troppa distinzione tra il primo capitolo e il secondo) non si limita a raccontare la storia del capitano Shepard che affronta i cattivi e salva l'Universo, ma si preoccupa in primo luogo di descrivere quell'Universo, di renderlo vivo e allo stesso tempo misterioso e vasto. Ora io non mi sono mai lamentato dei giochi con storie banali o poco sviluppate purchè accompagnati da un gameplay valido (vedi Vanquish e Bayonetta), ma ritrovarsi incollati allo schermo per vedere come andrà a finire, per sapere il passato di Thane o per incontrare la figlia di Samara, per scoprire finalmente chi è lo Shadow Broker, o solo per riabbracciare Liara e Tali, mi ha dato qualcosa che raramente anche i film o i libri mi hanno saputo offrire: passione per la trama, affezionarsi ai personaggi o odiarli visceralmente, immedesimarsi, soffrire e gioire, provare rimorso o cullare la vendetta.

Il Senso di Progressione
Detto chiaramente io odio i giochi free roaming, cioè quelli che danno al giocatore la totale libertà di azione. Ritrovarmi a girovagare senza meta, mi annoia a morte e per di più sono convinto che lasciando troppa libertà al giocatore non sia possibile poi raccontare una storia, perchè ciò che viene a mancare sono proprio i tempi giusti di quando un avvenimento piuttosto che un altro dovrebbero accadere e come farlo accadere. Giocando al primo Mass Effect ho avuto spesso la sensazione di essermi perso, di non ricordare cosa dovessi fare e il perchè; era come ritrovarsi a bere un buonissimo vino però annacquato. Ciò che invece ha reso indimenticabile Mass Effect 2 è proprio il saper guidare il giocatore verso trame e sottotrame, senza per questo limitare la sua azione e libertà nell'esplorazione. Pur essendoci sempre qualcosa da fare (ammetto che in più di qualche occasione la mia mappa delle galassie era stracolma di quest in attesa di Shepard), non ho mai avvertito quella fastidiosissima sensazione di spaesamento o impotenza di fronte ai miei obblighi da eroe. Ad ogni missione compiuta c'era una ricompensa in termini di avanzamento nella storia, un aggiungere tassello dopo tassello al quadro generale degli avvenimenti che succedevano intorno a me. Il senso di progressione, appunto, restituisce la giusta motivazione ad andare avanti a non senstirsi mai perso o spaesato. Non parliamo di raccimolare quel centinaio di punti esperienza per livellare il proprio personaggio dopo aver compiuto una determinata missione, ma piuttosto la consapevolezza di aver fatto un passo avanti nella comprensione degli eventi della trama.

Il Cast dei Personaggi
Puoi raccontare una fantastica storia senza indimenticabili personaggi? Ovviamente no, e Mass Effect 2 liquida senza troppi complimenti molti dei personaggi (anche chiave) del primo capitolo, rimpiazzandoli con un cast eccezionalmente superiore. Aumenati in quantità e diversificati maggiormente per razze e sesso, che si parli dell'Assassino, della Justicar, della Ladra, del Professore, di Jack o dell'Illusive Man, Mass Effect 2 introduce una serie di personaggi dalla personalità forte e ben definita e allo stesso tempo non dimentica e anzi sviluppa vecchie ma indimenticabili conoscenze come Tali, Joker, Garrus, Wrex. Fare due chiacchiere con loro significa perdersi nelle loro storie del passato, sentire le loro emozioni e capirne le motivazioni e i sentimenti. Ascoltarli significa apprendere i loro dubbi e le loro paure, intuirne le potenzialità. In parole povere si costruisce con ognuno di loro un rapporto stretto che va dalla pura amicizia all'amore, dal rispetto alla lealtà. Ti senti il loro Capitano e ti fidi ciecamente di loro così come loro imparano a rispettare le tue scelte e a riconoscerne l'autorità. Eppure Mass Effect 2 non si ferma qui: nel primo capitolo si finiva per costruire il proprio fidato team, il gioco stesso incoraggiava a scegliere sempre gli stessi compagni per tutte le varie missioni, relegando al ruolo di comparsate chi rimaneva sulla Normandy. In Mass Effect 2, proprio perchè si costruisce un rapporto più stretto con tutti i membri della squadra, si è portati a considerare tutti allo stesso modo, e anche se si è uno di quei giocatori che sceglie sempre lo stesso team (magari per motivi strettamente ludici, di game-play), ecco che nella missione finale si è chiamati a fare delle scelte importanti, dove si deve far affidamento alla conoscenza del proprio team e dove non esiste il personaggio secondario o la classica palla al piede. Tu hai scelto e assemblato il tuo team, tu hai conquistato la loro lealtà, tu li hai ascoltati e capiti, tu ne conosci i punti di forza e le loro debolezze: ora è tempo di guidarli saggiamente perchè loro faranno qualsiasi cosa per il loro Capitano, senza discutere.

Ci sarebbero molte altre cose stupende di questo gioco da discutere e perchè no, anche un paio di difettucci da riportare, ma come detto non è mia intenzione fare una recensione nuda e cruda. Ora è tempo per il mio Sheppard di godersi un pò di meritato riposo, perchè le cose ahimè, si stanno per mettere davvero male per l'Universo e per la Terra.

mercoledì 16 febbraio 2011

16-02-2011 in breve

Dio che sete!
Il blog ha un meccanismo perverso e incoerente. Più cose fai e più cose hai da scrivere... e meno tempo hai.
Quindi beccatevi le pillole!

Palestra Day 2
Ma chi vojo pija pe'r culo?!
La palestra è una cosa strana che ti da gusto solo dopo che l'hai fatta... non è come l'Ammore che godi mentre lo fai.
Con la Palestra godi dopo, quando ti riposi, quando sei a letto e senti qualche muscolo in più... o quando metti il braccio sotto il cuscino che non lo senti più molliccissimo, ma solo molliccio.
A proposito de bracci... MA CHI VOJO PIJA PE' 'R CULO?!?
Mi sembra evidente che il sinistro nun jela fa'.
Non riesce a spingere in alto manco 10 kili.. cede dopo un po'... sto messo proprio male... e a furia de insiste (io so terrone-capatosta) il risultato è stato che al momento de spojamme... c'avete presente no, quanno che 'chiappi a maglietta la ppe 'ddietro la nuca e tiri su... ecco... nun je la facevo... me so tutto 'ncartato ppe' riusci' a spojamme...
A parte er braccio er resto ho fatto tutto... pure i venti minuti de bicicletta finali... ma senza spigne, addolcendoli con un po' di Aftherours e Timoria e... R.E.M. che scaturivano dal mio cellulare lettore mp3
Pure 'sta vorta ho barcollato su ' e scale.

Palestra Day 3
Il Sinistro ha retto bene! ha fatto tutto quello che ha fatto il destro solo faticando di più.
Ma ho decisamente fatto meno sforzo rispetto alle altre volte.
Però mi sono rotto le palle alla biciclettata finale, mi sono proprio annoiato e ho fatto solo il minimo.
La biciclettata iniziale invece... Wow! C'era una bionda che pedalava alla mia solita bicicletta... proprio caruccia. Allora mi metto a cercare un altra bicicletta e qui entra in gioco la routine da caffetteria (che vale in ogni locale pubblico). Solitamente si ha la tendenza a prendere un tavolo il più lontano possibile dagli altri tavoli occupati.
E siccome l'unica bicicletta occupata era la mia.. cioè quella con la bionda io mi faccio il giro delle altre, a partire dalla più distante... che era spenta... allora mi avvicino di una... spenta... (non ci crederete ma proprio non ho visto il pulsantone con il simbolo dell'accensione sul cruscotto...) insomma me le faccio tutte fino all'unica accesa, quella vicino alla bionda.
A sto punto, ci attacco bottone... lei non capisce... poi capisce che parlo inglese e scambiamo qualche chaicchiera insignificante su bottigle d'acqua e pedalate... comunque non è soltanto caruccia è proprio bona, me ne sono accorto mentre faceva degli esercizi che sono evidentemente studiati da un maschio perchè li faccia però una donna...
Risultato finale molto soddisfacente.
Le musiche stavolta le ha scelta la palestra stessa: Soundgarden, Red Hot Chilli Peppers, Alice in Chains, Nirvana e ancora R.E.M.

Anime - Super Robot Wars
La prima stagione prestatami da uno dei massimi esperti di animazione giapponese. Quella seria. Dai primi due episodi sembra proprio bello! Riescono a citare, o ripetere, moltissime altre serie robotiche, storiche, senza mai sbrodolarsi. C'è ovviamente un po' di Gundam, di Macross, di Patlabor... tutti archetipi e canoni già visti ma riproposti in maniera coerente... insomma se c'è una cosa che il giappone sa fare è proprio appropriarsi di materiale già esistente e riproporlo rinnovato al punto che non è più una copia... ma allo stesso tempo non ne tradiscono l'anima originale.... complesso eh?

Libri
La settima scorsa amazon mi comunica che c'è un' offerta sul preordine di "The Wise Man's Fear". Ieri è arrivata la paga. Oggi l'ho comprato. E devo trovare il tempo di leggere "The Adventures of the Princess and Mr. Whiffle".

Videogiochi
Castlevania: Order of Ecclesia e The Path...

Cinema
Sono stato a vedere Black Swan. Non mi è dispiaciuto affatto, specie la prima parte.
Ha molto dello psicologico e prova a dirlo senza scopiazzare troppo (per quanto l'idea di base è anche banale...), tuttavia non può far a meno di ricordare Fight Club o Mullholland Drive (/bow). Bella la simbologia che costruisce anche se un po' scontata.

Corro a bere...

domenica 13 febbraio 2011

Teatro e matrioske




Alla fine ci sono andato.
A vedermi un spettacolo di teatro in tedesco.
Ammetto di dover ringraziare una certa Margherita, altrimenti la mia innata pigrizia e senso del disagio mi avrebbero lasciato in casa a dire: "prima o poi ci vado".

Di che si trattava?
Uno spettacolo ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie. In scena c'era solo un'attrice, il tecnico del suono... ad un certo punto è entrato in scena un neroconiglio muto.
Insomma non era proprio un monologo, ma sicuramente era uno spettacolo basato su una sola persona.
La storia di Alice gettava le basi ma il vero argomento della rappresentazione era la ricerca dell'Io, dell'Identità... un tema piuttosto ridondante a teatro.
D'altra parte, se non sono i teatranti i massimi esperti (sani) di identità ruoli e interpretazioni allora non so chi...

Allora descriviamolo. Ci provo, ma
prendete quello che scrivo col beneficio del dubbio: non è che sia riuscito a capire cosa diceva l'Alice tedesca... il tedesco è troppo innaturale per me. Ho saputo riconoscere i vari personaggi, stregatto, cappellaio... e le scene classiche del romanzo ("Essen mir!")
Scenografie essenziali, che è come dire (almeno nella mia esperienza) che il budget non permetteva di investirci troppo. Ma quando hai un telo su cui proiettare, un proiettore e un tecnico video che ti passa pure i biglietti per andare a teatro... HAI TUTTO!
Oltretutto le proiezioni si prestano bene a rappresentare l'onirico Paese delle Meraviglie e devo dire che i due tecnici (audio e video) han fatto gran parte dello spettacolo. Irrealizzabile senza di loro e la loro tecnologia, non me ne vogliano i puristi (Leonardo da Vinci se avesse avuto un PC col cavolo che faceva il pittore...).
Quindi ecco apparire la bocca di Alice sullo sfondo, e diventare una porta, o un insetto fastidioso a seconda dei casi. Eccola spostarsi dallo sfondo sul corpo dell'Alice reale che cerca di scrollarsela via finchè non le si "posa" sulla bocca vera e la sovrapposizione ricostruisce un altro pezzetto di Alice. Vai a capire tu se è stata una riconciliazione o un imporsi di una proiezione esterna all'Io di Alice sulla stessa...

Il primo ad entrare sul palco è il tecnico del suono... vestito da Alice, che richiama un po' l'attenzione del pubblico semplicemente entrando e restando un po' fermo prima di mettersi a lato del palco, dove una console, un mac, un microfono e un numero indefinito di cavi lo attendono.
Non fa assolutamente niente, ma è maldestro nel farlo, insomma quando si mette alla console è un sollievo sapere che non è uno degli attori.
Un mossa ben congegnata comunque. Col suo entrare in scena ha reso il pubblico recettivo e curioso, col suo non far niente lo ha lasciato in bilico tra il disappunto e l'attesa. Quando la "mente" del pubblico (lenta per antonomasia) ancora non ha deciso se lamentarsi per la mancanza di azione dopo l'attesa iniziale, o se sta ancora attendendo; un po' come gli innamorati all'inizio di una relazione che aspettano una reazione del partner...
Un momento minuscolo che richiede un gran tempismo per essere colto e a questo punto... entra lei: Valery Tscheplanowa, anche lei vestita da Alice, come il fonico ma al contrario del fonico il suo semplice entrare in scena è già azione teatrale. Tutto di lei strilla che è un attrice, che quello è il suo palco e che noi, suo pubblico, questa sera saremo suoi ospiti.
Entra ci guarda e in un sorriso si presenta e ci da il benvenuto nel suo regno... una classe accentuata ancora di più dal contrasto con il goffo ingresso del fonico pochi secondi prima.
Non capendo una ceppa di quello che dice inizio a farle le lastre.
Fisico esile, ma non gracile, una muscolatura fatta di fasci di nervi più che di muscoli. La chiamo la muscolatura segreta degli attori, invisibile ma con la quale riescono a far tutto, spesso senza bisogno di sforzarsi, come dimostra lei stessa più avanti, quando tiene in braccio il fonico (certo ha un po' di forza nelle braccia ma la vera abilità è stata nell'assumere e mantenere con naturalezza una postura adatta, ben piantata sulle gambe, nel momento in cui il fonico-alter ego le saltava in braccio). E mentre lo tiene in braccio recita "con lui" un'intera discussione (Alice Vs sè stessa)...
Ero poi abbastanza vicino da vederle il volto, la sua faccia si trasformava in continuazione nell'interpretare i vari personaggi che Alice incontra, un angolo della bocca rialzato, un occhio socchiuso, ed ecco lo stregatto o il brucaliffo.
E il viso era niente... la voce! Ho avuto l'impressione che passasse attraverso tutto lo spettro udibile umano. Ti cambiava impostazione e tonalità con un attimo e anche dopo quegli acuti che solo una donna può lanciare era poi in grado di parlare normalmente senza accusare minimamente il cambio. Non è una cosa insolita per un'attrice, lo dico solo per sottolineare che lei è proprio un'attrice!
Che altro? Ha saputo crescere e salutarsi i piedi da altezze infinite, poi rimpicciolirsi (il tutto sempre sconvolgendo il corpo in spasmi alla Regan MacNeil, ma anche questo, credo, si impari presto nella gavetta di un attore.
Ha saputo improvvisare, proseguire imperterrita di fronte al malfunzionamento di un oggetto di scena e riattivarlo alla prima occasione, con noncuranza.
Ha saputo anche trasformarsi in una burattina, mossa dal fonico nella finzione scenica, completamente padrona dei suoi movimenti altrui nella realtà tecnica della scena.
Ogni volta che recitava in coppia con il fonico poi (che come avrete capito oltre a fare il fonico ogni tanto interveniva in qualità di doppio di Alice) diventava evidente che lui poverino non riusciva a starle appresso, lei parlava per due, spesso il fonico muoveva solo la bocca. Lei cavalcava la scena lui arrancava.
Ma attenzione! Non voglio denigrare Kornelius Heidebrecht. Semplicemente, ripeto, non è un attore. Ma il suono... quello lo sapeva creare. Tutto era in diretta, nulla era registrato e se pure lo fosse stato... era stato registrato in diretta. Alice è stata registrata in scena e più avanti le sue stesse frasi sono state usate per creare dei dialoghi con l'Alice presente e quella delle registrazioni.
Volevate cercare l'Identità con tutte le sue contraddizioni? Eccovi accontentati, litigateci un po' voi con le cose che avete detto 10 minuti fa e restate coerenti.
Ma qui già parliamo dei meriti della Regia, aspettate che prima finisco con il Kornelius.
Era tanto fuori posto e dipendente da Alice quando recitava quanto Valery era poi dipendente da lui durante lo spettacolo.
Lui le metteva le canzoni, lui le passava le sue stesse battute, lui faceva in modo che le sue parole finissero esattamente quando la musica iniziasse e sempre lui dava vita all'invisibile mondo delle meraviglie che la circondava.
Impossibile dire chi si preoccupasse di seguire il tempo dell'altro durante le interazioni suono-voce (ottimi mistificatori) ma ho avuto l'impressione che fosse lui a sbattersi di più per permettere a lei di gestirsi i tempi di scena come meglio credeva. Lei era la regina del palco, lei percepiva l'umore e l'attenzione del pubblico e a lei toccava incantarlo e sostenerne lo sguardo e le aspettative, quindi secondo me era lei il metronomo (impazzito) dello spettacolo, e complimentoni a lui e alla sua capacità di essersi fatto trovare sempre pronto, alla sua capacità di anticipare i bisogni di lei e risolverglieli.
Insomma, lei doveva capire il pubblico e la scena e agire di conseguenza, ma lui doveva capire lei. Tanto di cappello.
Ora, le idee. Difficile dire da dove provenissero, ma mi piace attribuirle alla regia di
Philipp Preuss.
In scena sono state usate delle trovate mooolto azzeccate. Magari non originali ma perfettamente funzionanti e aderenti allo spettacolo.
Le varie Alici che scappavano fuori un po' dappertutto, lei che parla con sè stessa senza mai capire chi è se stessa, è come se dentro ogni Alice ve ne sia un'altra, non sempre d'accordo con quella di fuori.
Ad un certo punto ha preso una scatola nera... e si è seduta (e qui potrei mettermi a parlare di come si è seduta, del perchè quello scatolone rettangolare non le sarebbe mai caduto e perchè lei non sarebbe mai caduta dalla sedia e di come oltre che funzionale la sua posa era pure elegante...). Ad un tratto ha fatto cadere dei brillantini sulla scatola e contemopraneamente dei brillantini (credo fossero dei tagli di carta argentata) hanno iniziato a cadere su di lei riflettendo un po' ovunque la luce dei riflettori.
Poi ha girato fronte-retro la scatola e se l'è messa in testa. Su quello che era il retro, e ora era il fronte, c'era un sipario e la scatola stessa era una riproduzione abbastanza fedele del palco.
Credo sia stata la prima volta in cui ho visto recitare contemporaneamente su due palchi.
Uno in cui c'era solo il faccione gigante di Alice e l'altro in cui c'erano le sue mani, il fonico e tutto il resto...


Ho scritto abbastanza? Credo di si e temo di aver anche esagerato sull'onda dell'entusiasmo.
Vabbene, chiudo con il finale.
Forse un po' esagerato, io sul finale sono abituato ai saluti in tre tempi, qui invece sono entrati e usciti 7 o 8 volte... è stata un po' avida di applausi (era sempre lei a prender per mano il collega e a trascinarlo dentro e fuori dal palco... lo dicevo che era lei il boss no?)... ma in finale se li è meritati.

PS: Dimenticavo! La foto qui sopra, voi vedete lei che si ripara dalla pioggia con un ombrello. Non avete visto lei che capovolge una bottiglia (agilmente fornitagli dal suo cavaliere-fonico) d'acqua sulla punta dell'ombrello e si siede con la sua pioggia personale al centro del palco. Un trucco che mi è piaciuto un gran tanto.
Ho pensato a iSamus quando lei, alla fine della scena, ha poi gettato via la bottiglietta ancora semipiena che è volata via sprizzando acqua in tutte le direzioni, per posarsi a meno di un metro dal Mac del fonico...